Informarsi è bene. Informarsi bene è meglio. Gli italiani continuano ad affidarsi a fonti professionali

A confermarlo è il nuovo rapporto AGCOM sul consumo di informazione politico-elettorale durante la campagna referendaria del 2026
Quando gli italiani devono informarsi su qualcosa che considerano importante, tornano alla televisione. Potrebbe sembrare un’affermazione controcorrente, soprattutto in un’epoca nella quale siamo abituati a considerare Internet e social network come il principale punto di accesso alle notizie. E in effetti, nella vita quotidiana, il digitale ha ormai superato stabilmente la televisione. Ma quando la posta in gioco viene percepita come importante, qualcosa cambia. A confermarlo è il nuovo rapporto AGCOM sul consumo di informazione politico-elettorale durante la campagna referendaria del 2026. In occasione del referendum, il 58,7% degli italiani ha utilizzato la televisione per informarsi, contro il 46,2% di Internet. Un dato particolarmente significativo perché fotografa un’inversione rispetto alle normali abitudini informative. La TV, insomma, non è affatto morta. Anzi, quando sentiamo il bisogno di capire meglio una questione che consideriamo rilevante, continua a rappresentare per molti italiani un punto di riferimento. Il dato va letto insieme a un’altra evidenza emersa dall’AGCOM: il 25,1% degli italiani si è affidato anche al passaparola tra familiari e amici, mentre il 10,7% dichiara di non essersi informato sul referendum. È un quadro interessante perché racconta una cosa molto semplice: quando vogliamo capire davvero che cosa sta accadendo, cerchiamo ancora punti di riferimento che percepiamo come affidabili.
Il potere è passato davvero al lettore?
Per decenni abbiamo discusso del potere dei direttori dei giornali. Erano loro, insieme alle redazioni, a decidere quali notizie meritassero la prima pagina, quali dovessero finire nelle pagine interne e quali, invece, non avrebbero trovato spazio. Poi sono arrivati Internet e i social network e abbiamo pensato che quel potere fosse finalmente passato al lettore. “Scelgo io cosa leggere”. Ne siamo davvero sicuri? Oggi una parte crescente delle informazioni arriva davanti ai nostri occhi perché un algoritmo ha stabilito che potrebbe interessarci. Non vediamo necessariamente ciò che è più importante: vediamo ciò che una piattaforma considera più adatto a noi. Ed è una differenza enorme. Il Report AGCOM evidenzia proprio questo passaggio: nel consumo di informazione politico-elettorale del 2026, le fonti algoritmiche hanno rappresentato il 34,2%, contro il 22,4% delle fonti editoriali online. Tra le principali porte di accesso digitale ci sono social network e piattaforme di condivisione video, utilizzati dal 20,4% della popolazione. Il problema, quindi, non è più soltanto chi decide cosa pubblicare, ma anche chi decide cosa noi leggiamo. E questa decisione non è sempre giornalistica. Può essere tecnologica, automatizzata, basata sulle nostre precedenti ricerche, sui nostri interessi, sulle nostre interazioni e sui comportamenti di utenti simili a noi.
La credibilità torna centrale
Eppure, proprio dentro questa trasformazione, emerge un elemento particolarmente interessante: quando gli italiani si informano attraverso social network e piattaforme video, continuano a rivolgersi soprattutto a fonti professionali. Gli account dei giornalisti sono indicati dal 49% degli utilizzatori come fonte di informazione politico-elettorale, davanti agli account nativi social delle testate, ai media tradizionali e agli esponenti politici. È forse questa la parte più interessante del rapporto. La tecnologia ha cambiato il modo in cui arriviamo alle notizie, ma non ha necessariamente cancellato il valore di chi quelle notizie le produce. Quando vogliamo capire davvero che cosa sta accadendo, continuiamo, almeno in parte, a cercare qualcuno che abbia un nome, un volto e una credibilità. È una considerazione importante anche per chi comunica e per chi investe in comunicazione. Perché essere presenti online è indispensabile. Ma non basta esserci. Conta dove si è presenti, chi comunica, con quale autorevolezza e soprattutto quale ambiente editoriale ospita quel messaggio.
L’informazione locale come presidio di credibilità
È in questo scenario che assume particolare valore anche il ruolo dell’informazione locale. Un sistema informativo fatto di redazioni, giornalisti e testate radicate nel territorio può offrire qualcosa che l’algoritmo, per sua natura, non può replicare completamente: conoscenza del contesto, continuità, responsabilità e riconoscibilità. In questo senso si inserisce anche News24Network, circuito italiano di testate di informazione locale realizzato dalle redazioni di Bologna24ore.it, Rovigo24ore.it, Ferrara24ore.it, Ravenna24ore.it, Forlì24ore.it, Rimininews24.it e Romagna24economia.it. Un network che punta proprio sulla forza dell’informazione territoriale e sul rapporto diretto tra testate, giornalisti, realtà economiche e comunità locali. Per chi comunica, la questione diventa quindi molto concreta: non tutte le impression hanno lo stesso valore e non tutti gli ambienti editoriali hanno lo stesso peso. Essere letti o visti è importante. Essere letti o visti in un contesto percepito come serio e affidabile lo è ancora di più.
Anche la televisione locale mantiene un ruolo cruciale
E se il digitale continua a crescere, la televisione conserva una forza particolare nei momenti in cui le persone cercano informazione autorevole. L’AGCOM conferma che, nel referendum 2026, la TV è tornata a essere il primo mezzo utilizzato per seguire la campagna. E anche nell’informazione televisiva ordinaria i telegiornali continuano a rappresentare un elemento importante dell’audience: nel 2025, il tempo complessivamente trascorso dagli italiani davanti alle principali edizioni serali dei telegiornali nazionali è rimasto sostanzialmente stabile, con 256 milioni di ore complessive. È proprio qui che si trova una delle chiavi per interpretare il futuro della comunicazione. Non si tratta di scegliere TV oppure Internet. Si tratta di capire che i due mondi svolgono funzioni diverse e, sempre più spesso, complementari. Internet offre velocità, immediatezza, possibilità di profilazione e capacità di raggiungere pubblici molto specifici. La televisione offre ancora, soprattutto nei momenti di maggiore rilevanza pubblica, autorevolezza, riconoscibilità e un forte senso di affidabilità. E anche nel digitale, come dimostra il rapporto AGCOM, gli utenti continuano a cercare fonti professionali.
È forse questa la vera morale del rapporto. Viviamo in un sistema nel quale le informazioni sono ovunque, ma proprio per questo diventa sempre più importante distinguere tra informazione e semplice esposizione ai contenuti. Un algoritmo può decidere cosa mostrarci. Un giornalista deve invece assumersi la responsabilità di scegliere cosa raccontare, verificarlo e inserirlo in un contesto. Ed è per questo che, anche nell’epoca dei social e dell’intelligenza artificiale, il valore della credibilità non è affatto tramontato. Per chi fa comunicazione e per le aziende che investono in pubblicità, la lezione è altrettanto chiara: non conta soltanto raggiungere tante persone, ma raggiungerle all’interno di ambienti editoriali seri, riconoscibili e affidabili.
In questo contesto, i Clienti di Publimedia possono contare anche sul rapporto diretto con le principali emittenti televisive regionali di Emilia-Romagna e Marche: 7 Gold e èTV, oltre alla rete delle testate locali del circuito News24Network. Perché, alla fine, vale ancora una regola semplice: informarsi è bene. Informarsi bene è meglio. E anche quando si fa pubblicità, scegliere ambienti seri e affidabili non fa bene soltanto alla comunicazione. Fa bene al prodotto, al brand e alla fiducia di chi lo sceglie.

