Meta e YouTube (Google) sono colpevoli di aver creato dipendenza dai loro social e provocato disagi psicologi a una ragazza di 20 anni, alla quale ora devono pagare 3 milioni di dollari come risarcimento in danni morali e materiali. Questo processo potrebbe determinare il futuro dei social network. Non è il primo, ma forse è il più importante di tutti. La giuria a Los Angeles ha esaminato questa causa presentata nel 2023 dalla ventenne californiana conosciuta con la sigla K.G.M. che accusa diversi social network di averle indotto dipendenza. La ragazza afferma che i social le hanno provocato: ansia, disturbi alimentari, depressione e tendenze suicide.
Migliaia di giovani hanno testimoniato contro i social network
Questa causa non è la prima, fa parte di un pacchetto di oltre milleduecento altri casi, e il suo esito indirizzerà le future decisioni delle varie corti statali e federali degli Stati Uniti. Ci sono tantissime testimonianze di migliaia di ragazzine e ragazzini la cui vita è stata peggiorata dalle piattaforme e dei genitori, quando i figli sono morti o si sono suicidati a causa dei problemi di salute mentale derivati dall’uso eccessivo dei social network. Il punto decisivo dell’accusa infatti è che sui social network non funzionano i filtri obbligatori per proteggere i bambini e in più che le piattaforme che gestiscono i social network puntano proprio su questa fascia di età perché più vulnerabile.
Il processo a Meta e Google paragonato al processo del Tabacco degli anni Novanta
Al momento gli esperti sembrano paragonare il processo in corso a Los Angeles con quello del tabacco che negli anni Novanta accusò l’industria del tabacco di nascondere le conseguenze negative sulla salute dell’uso delle sigarette e la dipendenza che il fumo generava. Per questo tale processo potrebbe assumere una grande importanza storica e cambiare l’uso dei social media. Perché a essere messa sotto accusa è proprio la struttura intorno a cui si articolano le piattaforme. Il codice, l’algoritmo.
Riscrivere le responsabilità dei social media
Se i giurati dovessero stabilire che i social network sono stati progettati appositamente per indurre dipendenza, le piattaforme potrebbero dover affrontare tantissimi risarcimenti miliardari. In più l’esito di questo processo e di tutti i processi che seguiranno, promettono di riscrivere le regole della responsabilità delle piattaforme. E di conseguenza questo potrebbe portare a un drastico cambiamento rivoluzionare le regole sugli algoritmi che le governano.


