I 10 errori da non fare quando si fa comunicazione: il quinto errore

Il quinto errore da evitare: il mito dei social media
Ormai lo avrete capito: il mondo della comunicazione non è tutto rose e fiori.
Gli errori sono sempre dietro l’angolo, alcuni insegnano, altri diventano opportunità… e poi ci sono quelli che sarebbe meglio non incontrare proprio.
Vi diamo quindi il benvenuto nella rubrica che esplora i 10 errori da non fare quando si fa comunicazione (in realtà dobbiamo confessare che saranno più di dieci, ma parlare di top 10 suona decisamente meglio). Con i nostri must-do e, soprattutto, must-don’t vogliamo aiutare chi è appena sbarcato nel mondo della comunicazione, ma anche chi ha già esperienza e vuole raccontare in maniera più consapevole la propria azienda.
Abbiamo già visto l’errore numero 1, numero 2, numero 3 e numero 4 proseguiamo con il quinto!
ERRORE NUMERO 5: I SOCIAL MEDIA, IL MITO DA SFATARE
Oggi vige un dogma: se non sei sui social, non esisti. Ma il mito dell’imprenditoria digitale “fai-da-te”, dove chiunque può scalare il successo a costo zero, è un’illusione. La realtà è un sistema pay-to-play: la visibilità non premia il più bravo, ma chi paga di più. È il nuovo volantinaggio: un fuoco di paglia dai costi crescenti e risultati sempre più volatili.
Citando McLuhan, il medium è il messaggio, non conta solo cosa comunichiamo, ma dove lo facciamo. Il mezzo che utilizziamo non è mai neutro: produce effetti propri, indipendenti dal contenuto che veicola. I social oggi sono ambienti dominati da rumore, hater, profili fake, disinformazione, dinamiche aggressive. Davvero, allora, essi sono il contenitore adatto per ospitare il tuo messaggio? Ha senso immergere il proprio brand esclusivamente in un contesto così tossico, rischiando di assorbirne i lati oscuri?
Proprio in questi giorni si è aperto a un processo alla Corte di Los Angeles che coinvolge le Big Tech, come Meta e Alphabet. Al centro dell’accusa non finiscono i contenuti pubblicati dagli utenti, ma le piattaforme stesse, accusate di essere progettate intenzionalmente per creare dipendenza. Nel frattempo, dall’altra parte del mondo, l’Australia è diventata il primo paese a vietare l’accesso alle piattaforme social agli under 16, con una legge entrata in vigore il 10 dicembre 2025. Anche l’assemblea nazionale di Parigi ha dato il proprio via libera a un disegno di legge che blocca i social a chi ha meno di 15 anni. Se verrà approvato, la Francia diventerà il primo Paese europeo a imporre un limite simile.
Investire solo sui social è come accendere dei fuochi d’artificio: uno spettacolo intenso ma breve, che si spegne non appena finisce il budget. Quando l’ultima scintilla svanisce, cala il buio: la comunicazione si ferma e con essa anche il suo impatto. Per costruire un brand duraturo serve la diversificazione e una strategia multicanale (cinema, radio, stampa, social) che trasformi la comunicazione da effimera a strutturale. Il risultato? Un brand che resta impresso nella mente del pubblico anche quando i riflettori si spengono, garantendo basi solide che resistono ai tagli di budget.
Non nasconderti dietro un solo canale. Esci dal gregge, diversifica la tua presenza e rendi il tuo business davvero riconoscibile con la consulenza dei professionisti di Publimedia Italia.

