La forza di un brand: Mulino Bianco e l’arte di trasformare le difficoltà in successo

Mulino Bianco celebra i suoi 50 anni
È da ben 50 anni che Mulino Bianco accompagna gli italiani nei momenti più dolci della quotidianità. Macine, Galletti, Abbracci sono solo alcuni degli iconici prodotti che, da colazione alla sera, riempiono gli scaffali dei supermercati. Sotto la casa madre Barilla, Mulino Bianco si distingue non solo per la varietà e la quantità dei suoi biscotti e merendine — primo in classifica italiana nel Brand Footprint Europe Report 2025 di YouGov — ma anche per gli spot pubblicitari indimenticabili, alcuni dei quali arricchiti dalle musiche di Ennio Morricone, e per il logo facilmente riconoscibile, ispirato al mulino “vero” di Chiusdino.
Le origini: una storia di crisi e rinascita
La storia della nascita del marchio è forse ancor più fonte di ispirazione degli spot stessi. Quella che potrebbe apparire, infatti, come una semplice storia di invenzione e successo nasce invece da difficoltà e necessità ben diverse. Partiamo dal principio: negli anni ’70 la Barilla è un importante marchio italiano, in mano ai nipoti del fondatore, i fratelli Pietro e Gianni. I due però si trovano spesso in disaccordo e, arrivati a un punto di rottura, Gianni decide di mettere in vendita le sue azioni dell’azienda. Sono anni difficili per la Barilla a livello economico, perciò Pietro non ha la possibilità di comprare le azioni del fratello, che vengono quindi vendute alla multinazionale statunitense W. R. Grace and Company. L’americana manterrà il pacchetto di maggioranza della Barilla fino a quando Pietro non sarà capace di riacquistarlo nel 1979.
Una mossa necessaria quanto fondamentale per capire il nuovo spirito di intraprendenza e diversificazione che entra nella Barilla negli anni ’70. Come accennato, sono anni difficili per l’azienda, soprattutto per via della lotta all’inflazione instaurata dal Governo italiano in quegli anni. Le cause di tale crisi sono da individuare in diversi fattori nazionali e globali, primo tra cui l’embargo petrolifero a seguito della guerra dello Yom Kippur, che, oltre ad aumentare il prezzo del petrolio, inflazionò i prezzi di molti beni di prima necessità. Di fronte a questa crisi della vita quotidiana degli italiani, il Governo decise di bloccare i prezzi dei beni di prima necessità, fra cui anche la pasta. Il costo del grano però continuò a crescere e aziende come la Barilla si trovarono in difficoltà nell’equilibrare il loro portafoglio aziendale.
In questo contesto entra in gioco l’influenza dell’americana W. R. Grace, che ha in mano la maggioranza delle azioni dell’azienda. A fronte delle difficoltà economiche, la statunitense decide di reinventare l’azienda, diversificandola. Cercando sbocchi in nuovi mercati, nasce il marchio Mulino Bianco: nel 1974, grazie a un’idea di Giovanni Maestri, viene creato questo braccio di Barilla e nel 1975 vengono venduti i primi biscotti, ideati dal pasticcere inglese George Maxwell. Tra i primi prodotti troviamo Tarallucci, Macine, Campagnole e Galletti, ancora oggi apprezzati. Nel giro di un anno, Mulino Bianco guadagna una fetta di mercato pari al 7%. Nel 1979 è prima nel settore dei prodotti da forno. Nel 1986 il suo fatturato è pari a quello della pasta Barilla, fino ad arrivare a oggi, dove Mulino Bianco è il primo marchio in Italia per penetrazione e frequenza di acquisto tra le famiglie italiane, raggiungendo oltre 22 milioni di famiglie.
Un esempio di visione aziendale
La storia di Mulino Bianco dimostra come una crisi possa trasformarsi in opportunità. Barilla, attraversando un momento di grande instabilità, è riuscita a rinnovarsi e a creare un brand capace di diventare un simbolo della quotidianità italiana. La Barilla, con il caso Mulino Bianco, ne è un perfetto esempio. Arrivati al suo cinquantesimo compleanno, riconosciamo l’efficacia di questo brand non solo per il marketing indimenticabile o per il nostro prodotto preferito, ma soprattutto per la sua storia, che dimostra come spesso si possano far nascere opportunità da una crisi.

