20 anni di Facebook: “un impero che splende meno con sfide cruciali da affrontare”

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Si è celebrato questo mese il 20° anniversario di Facebook
“Piattaforme nate come luoghi dove interagire fra amici, condividendo contenuti, stanno diventando forme di intrattenimento in stile televisivo, destinate al consumo passivo”. Il giudizio è di “The Economist”, ed è richiamato da Beppe Severgnini sul Corriere della Sera di domenica 18 febbraio, che aggiunge: “…è cambiato il modo in cui usiamo i social. Prima erano “social networks” (reti). Oggi sono “social media”. E gli utenti non sono più co-protagonsti, ma semplici consumatori”.
In occasione del compleanno della piattaforma il quotidiano francese Le Monde ha lanciato un sondaggio tra i suoi lettori per sapere chi e come si diletta ancora oggi sul social della “F” bianca in campo blu. Tanti dichiarano di aver cancellato il loro profilo con grande sollievo, ma molti altri confessano di usarlo ancora, seppur meno di un tempo. A tenerli ancorati, nella maggior parte dei casi, le funzioni “di servizio”, come gruppi e chat. Altri dicono di non voler perdere i contatti con amici lontani o, addirittura, lo storico dello scambio di messaggi con persone che non ci sono più. La popolazione attuale di Facebook è molto diversa da quella del passato. Più adulta, con punte tra gli Over 65, una scolarizzazione media bassa e un lavoro a reddito medio basso. Il numero di utenti cresce ormai solo fuori da Stati Uniti, Canada e Europa. Il sole sull’impero di Zuckerberg non è ancora tramontato, di certo, splende meno e le sfide da affrontare sono cruciali. Su tutte la gestione dei contenuti generati dall’Intelligenza Artificale e la tutela dei minori.
New York, arriva denuncia per i social: “Incoraggiano una crisi di salute mentale tra i minori a livello nazionale”
Nel frattempo, nel giorno di San Valentino, la città di New York ha presentato una denuncia formale contro cinque dei maggiori social network (TikTok, Instagram, Facebook, Snapchat e YouTube) per aver “incoraggiato una crisi di salute mentale tra i minori a livello nazionale”. New York, ha dichiarato il sindaco, spende 100 milioni di dollari all’anno per i programmi di trattamento della salute mentale dei giovani: “Molti siti di social media finiscono per mettere in pericolo la salute mentale dei bambini, promuovono la dipendenza e incoraggiano comportamenti malsani”, ha affermato. New York vuole ottenere un risarcimento e chiede anche una regolamentazione più chiara per salvaguardare i minori. Tuttavia, le aziende hanno respinto le accuse. Meta ha dichiarato: “Vogliamo che gli adolescenti abbiano esperienze online sicure e adatte all’età”, mentre YouTube ha affermato di aver creato “servizi e politiche per offrire ai giovani esperienze adeguate all’età” . La denuncia di New York rappresenta un passo significativo nel riconoscere e affrontare gli impatti negativi dei social media sulla salute mentale dei giovani.
“E – aggiungiamo noi di Publimedia Italia – uno stimolo ad usare i media come tali, affidandosi a professionisti della Comunicazione”.

